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POÈMES PONCTUELS

 


Un tempo ho cercato invano un verso cacofonico.
Negli anni Quaranta e Cinquanta, il cammino della poesia si è allontanato dalla musica. Si sarebbe detto che i versi resuscitavano dalla loro tomba, le gote grassottelle di cartone bitumato e di patate piene di fango, i capelli arruffati di sangue; versi coperti da sudore verde che colava loro sul petto tatuato di stelle. Ma era già il momento in cui i giardini artificiali cominciavano a fiorire e la teoria dell’informazione a maturare, mentre il terreno, scosso da esplosioni vulcaniche, si sottraeva da tutti i domini delle arti plastiche. La lava ha consolidato le discipline.
Una volta passata la tromba delle prove concrete ed elettroniche, la musica ha compiuto il salto più temerario della sua storia. L’orchestra è crollata, gli spartiti sono scappati tutti nudi per la strada, spalancando le braccia a chiunque avesse avuto il coraggio di accettare il loro abbraccio.
Anche la parola poteva essere tesa come l’elastico di una fionda, o congelata, rattrappita, frantumata e osservata al microscopio, poteva essere stretta in una morsa o modellata sull’immagine altrui, spogliata dai suoi abiti e spedita al negoziante di maschere, poteva essere ritinta a piacere o agghindata con una parrucca.
La parola, inoltre, può essere divisa in pezzi, espropriata di tutto ciò che ieri ancora si riteneva indispensabile. Dappertutto lo spirito ce l’ha messa tutta, libero di terminare, non importa come, la sua poesia, facendo appello a qualsiasi cosa. E’ sotto questo cielo matematico, sotto questo schermo di proiezione della notte che ho realizzato il mio Baudelaire.
Jiri Kolar


Tecnica Poèmes Ponctuels - Archivio Jiri Kolar
Natura morta del tempo che fu, 1982



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